La Henna è una pianta spontanea originaria dell’India, dell’Arabia e dell’Africa del Nord, utilizzata dalle popolazioni locali per le sue qualità benefiche e estetiche, per le quali si ricavano tinture vegetali di varie tonalità per la colorazione dei capelli e del corpo. In Marocco il tatuaggio con l’Henna viene utilizzato per segnare avvenimenti importanti, quali il matrimonio,la fine del Ramadan ecc., tanto da aver istituito un vero e proprio mestiere, quello della “Hannena”, la donna specializzata nella lavorazione della Henna. Pianta sacra, la henna, viene considerata dalle donne come un porta fortuna dalle virtù magiche. E mai le superstizioni di paese sono infondate: difatti le foglie di henna, raccolte in piccoli cespugli, tritate e polverizzate, aggiunte in seguito all’acqua danno una soluzione liquida arancione, avente effetti benefici per i capelli e la pelle. Le mani e i piedi della giovane sposa decorati per il giorno delle nozze, simbolizzano la felicità coniugale futura. La conoscenza delle capacità coloranti dell’Henna e delle sue proprietà curative è millenaria: sono state trovate tracce di polvere di Henna persino nelle più antiche mummie egiziane, e si è scoperto che i capelli della mummia di Ramesse II erano stati colorati con l’Henna. Le più antiche civiltà hanno utilizzato l’Henna per tatuare la pelle, inizialmente riservandone l’uso a re e sacerdoti, come i Babilonesi, gli Assiri e i Sumeri, mentre in Iraq, Palestina ed Egitto sono stati ritrovati alcuni manufatti, databili intorno al 1400 a.C., che raffigurano fanciulle con le mani e le unghie decorate con Henna. Sembra che fra i primi a diffondere l’uso a scopo ornamentale del tatuaggio con Henna siano stati i popoli Canaaniti: le loro donne lo utilizzavano già in tempi antichissimi, e in seguito l’uso si diffuse anche fra gli Ebrei, nel periodo storico della nascita di Cristo. L’arte del tatuaggio con l’Henna raggiunse anche molti popoli in età romana, ma in seguito l’uso si perse, perché la Chiesa cattolica la condannò come pratica pagana e come manifestazione di stregoneria. Con l’avvento dell’Islam, l’uso tradizionale del tatuaggio con l’Henna fu assorbito dalle popolazioni che praticano questa fede; oggi l’uso dei tatuaggi con l’Henna è diffuso in tutti i paesi arabi. Nell’Africa Settentrionale iniziò a diffondersi fra il 1700 e il 600 a.C., instaurando la tradizione del tatuaggio con l’Henna in Marocco, dove le donne Bèrbere usano la propria pelle per esprimere la loro arte, raccontando così attraverso il proprio corpo i riti ancestrali. I disegni sono molto vari ed alcuni hanno precisi significati: tatuarsi la “mano di Fatima”, che secondo la tradizione era la figlia minore di Maometto, fornisce protezione a chi ne porta l’effigie sul viso, sul collo o su un braccio; una stella a cinque punte serve invece a spaventare, sempre secondo le antiche tradizioni Bèrbere, gli spiriti malvagi; una croce tatuata sul calcagno difende da eventuali inseguitori malintenzionati, mentre il tatuaggio di un uccello stilizzato preserva genericamente dal male. Proprio perché l’arte dei tatuaggi ha origini antichissime, nel corso degli anni il suo uso si è modificato ed evoluto; anticamente, infatti, si usava spalmare semplicemente i palmi delle mani e dei piedi con l’Henna, per conferire la colorazione a tutta la superficie, ma col tempo è nata l’arte dei disegni, che si sono perfezionati diventando a volte anche molto complessi, differenziandosi nello stile secondo i luoghi e i tempi. Nel Nord Africa gli usi decorativi dell’Henna variano secondo la cultura di ciascun paese: nelle zone orientali l’utilizzo popolare predilige le decorazioni per abbellire la sposa in vista del rito nuziale, invece in altre zone si usa l’Henna nelle cerimonie che celebrano le nascite, le circoncisioni e altre festività, come ad esempio la fine del Ramadan, come simbolo di buon augurio.