Nell’immaginario collettivo, la porta è stata associata a significati e simboli molto vari e complessi, secondo l’epoca e il luogo di riferimento, per lo più legate all’idea di passaggio (anche nel senso iniziatico di “rito di passaggio“), chiusura e apertura. In particolare, può rappresentare in modo ambivalente tanto la vita quanto la morte, oppure un collegamento tra due mondi, piani, stati d’animo, epoche, o ancora uno spazio segreto. Talvolta la sua presenza è così importante da giustificare presso varie culture un guardiano, umano o mostruoso, che ne sorvegli l’ingresso o l’uscita.

In Marocco le città imperiali sono tutte circondate da mura che hanno delle meravigliose porte d’accesso alla città antica, detta Medina. Le porte “BAB”, sono anche un modo per orientarsi nei souk e trovarne l’uscita. La più maestosa si trova a Meknes (La porta Bab Mansour del 1732), e numerose sono quelle che scandiscono le entrate nel deserto. Sono in genere molto colorate e riccamente decorate.

Anche le porte delle case marocchine e dei Riad, sono particolari e vivaci e nascondono deliziosi giardini e fontane.

Nella cultura islamica la porta più importante è quella del Paradiso. Alla fine dei tempi, in un luogo non precisato, ma che la tradizione islamica ha individuato nell’area di Gerusalemme (in Arabo al-Quds, “la Santa”), gli uomini vissuti fin dal tempo della creazione di Adamo saranno resuscitati e chiamati tutti a rendere conto delle loro azioni per ricevere il premio o il castigo divino.Le azioni umane – sulla cui natura si è a lungo svolto un acceso dibattito nell’islam fra chi identifica in Dio l’unico creatore di tutto, e quindi anche degli atti dell’uomo, e chi all’uomo dava invece, se non la “proprietà” del proprio agire, quanto meno il suo “possesso” (arabo: iḥtisāb) – saranno poste da angeli su una “bilancia escatologica” (mīzān) che tuttavia, per dogma, deve essere considerata dai credenti anche come del tutto concreta e reale. Il peso delle azioni buone rispetto a quelle malvagie indicherà chiaramente il responso. Gli uomini s’incammineranno allora lungo una “strada” (sirāṭ) che sarà posta al di sopra dei luoghi infernali, dove i reprobi saranno sottoposti a torture fisiche e psicologiche. Ciò avverrebbe in funzione di una sorta di “legge del contrappasso” che sembra assai probabile abbia influenzato Dante Alighieri, grazie alle numerose redazioni circolanti al suo tempo in lingue volgari neo-latine (i cosiddetti Libri della Scala, Isra’ e Mi’raj), dedicati cioè all’ascensione del profeta Muḥammad narrata nello stesso Corano). I malvagi precipiteranno da questo “ponte” (jisr) mentre i beati lo attraverseranno senza alcun problema fino al suo punto terminale. Qui, in una “fontana” (ḥawḍ) essi si abbevereranno per non soffrire mai più di sete. Entreranno quindi attraverso la porta del paradiso, che altro non è che un “giardino” (in arabo: ‫ﺟﻨـة‎, janna; persiano firdaws) lussureggiante, solcato – come ricorda la sura LV del Corano – da fiumi di latte, miele e vino non inebriante, rallegrato da fontane aromatizzate da canfora e zenzero, in cui i buoni di entrambi i sessi saranno intrattenuti e assistiti nell’eterno gaudio da soprannaturali fanciulle (hūrī) e fanciulli (ghulām). Non vi rimane che aprire la porta della vostra curiosità e dell’avventura e partire con noi.